sabato 25 giugno 2011

"Dallo scudetto ad Auschwitz" di Matteo Marani (Aliberti, 2007)




Arpad Weisz. Sicuramente alla maggior parte, anche tra i più preparati appassionati di calcio, questo nome non dirà niente.
Il giornalista sportivo Matteo Marani (Guerin Sportivo) dopo aver tolto polvere da numerosi archivi e raccolto testimonianze, ci porta all'interno della storia appassionante prima e tragica poi, di uno degli allenatori (se non l'allenatore) più innovativi e vincenti della sua epoca, ma sepolto da settant'anni di oblìo.
Una vita, la sua e quella della moglie Elena e dei figli Roberto e Clara, fatta (proprio come una partita) di un primo tempo e di un secondo tempo.
Il primo tempo dell'allenatore ebreo di origini ungheresi, fatto di vittorie e gioie, dello scudetto all'Inter nel 29/30 e i due con il Bologna targati 35/36 e 36/37. Allenatore del leggendario Bologna che "tremare il mondo fa" e che riuscì a portare all'apoteosi internazionale con la vittoria sui maestri inglesi del Chelsea nella Coppa dell'Esposizione (una specie di Champions League dell'epoca) a Parigi nel 1937.
Un tragico e angoscioso secondo tempo che si apre con l'emigrazione dall'Italia dopo l'entrata in vigore delle vergognose leggi razziali nel 1938 e che conduce la famiglia Weisz prima in Francia e poi in Olanda. Quì l'allenatore trova un'ingaggio nella primavera del '39 nel Dordrecht Fc, piccola squadra invischiata nei bassifondi dell'allora ancora semi-dilettantistico campionato olandese di prima divisione.
Grazie alla sua grande esperienza e preparazione, Arpad Weisz riesce in quello scorcio di stagione a portare il club a una insperata salvezza, mentre nelle due successive riesce nell'impresa irripetuta di classificare il Dordrecht Fc al quinto posto.
A questo punto inizia invece il calvario di Arpad e della sua famiglia.
Nel settembre '41, con le truppe naziste già forza di occupazione in Olanda, in quanto ebreo gli viene vietato di continuare ad allenare, e mentre tutte le libertà personali lentamente continuano ad assottigliarsi, si avvicina la fine.
La mattina 2 agosto 1942, nella loro casa di Dordrecht, i Weisz vengono svegliati di soprassalto dagli uomini della Gestapo che li trasferiscono nel campo di raccolta di Westerbork, anticamera di Auschwitz.
Infatti, dopo pochi mesi, il 2 ottobre, la famiglia viene caricata su un convoglio diretto al campo di sterminio polacco. Per la moglie Elena e i figli Roberto e Clara il tragico epilogo è immediato, con la via delle camere a gas, mentre Arpad, ormai privo di ogni spirito di vita riuscirà a sopravvivere alle vessazioni e agli stenti grazie al suo fisico di sportivo fino al 31 gennaio 1944.
Poi, anche per lui arriverà finalmente il sospirato triplice fischio finale, su una vita straordinaria e al tempo stesso drammatica, travolta nel vortice dell'immane crudeltà e atrocità di cui l'uomo può essere capace.