mercoledì 16 marzo 2011

E nonostante la possibile nuova Chernobyl, l'Italia del profitto "atomico" va avanti (da sola).

E proprio a meno di due mesi dal referendum abrogativo contro l'utilizzo del nucleare come fonte di energia, la questione nucleare torna drammaticamente allo scoperto. A causa delle conseguenze di un terremoto (suo malgrado "storico" quanto a intensità) associato a uno tsunami, la centrale nucleare giapponese di Fukushima do ormai sei giorni in uno stato di emergenza sempre maggiore, tanto da portare l'incedente nucleare a livello 6 su una scala di 7 (dove 1 sta per "Anomalia" e 7 sta per "Incidente catastrofico", raggiunta solo da Chernobyl nel 1986).
Dei sei reattori, i tre attivi al momento del maremoto hanno subito danni molto gravi, e in seguito a esplosioni e incendi dei giorni successivi, hanno probabilmente iniziato il processo di fusione del nocciolo (senza dimenticare le nubi rilasciate in questi giorni).
E mentre in tutto il mondo lo shock dell'incidente portava molte nazioni a recedere, o quantomeno rivedere, i loro progetti di impiego del nucleare (in primis la Germania che chiude due impianti "vecchi" e la Svizzera che blocca i nuovi progetti), l'Italia tramite le parole di Berlusconi, Romani e Prestigiacomo prosegue candidamente sulla sua strada come se in Giappone nulla fosse successo.
Supportati dal ripudiato Chicco Testa (passato dall'antinuclearismo in Legambiente al pronucleare alla testa dell'Enel), i governanti italiani spingono "avanti tutta", ben sapendo che con i 3/4 miliardi di euro della costruzione (più il decommissioning) girerebbero molti interessi, e rifacendoci ai termovalorizzatori (alias inceneritori) e alle losche imprese che vi ruotano attorno, si può soltanto immaginare quanto mafia e affarismo siano allettati dalla "torta".
Dalla costruzione, alla gestione, al decommissioning, fino all'irrisolto (e irrisolvibile) problema della scorie finirebbero nelle mani di chi gestisce abitualmente i grandi appalti pubblici, e dato che stiamo parlando pure di rifiuti radioattivi per migliaia di anni, la situazione diventa tragica.
A questo punto mi pare opportuno collegare il futuro (sperando che con il voto del 29 maggio rimanga solo un brutto sogno) al passato "nucleare" italiano, durato dagli anni Sessanta fino al referendum del 1986, con tutti i suoi scheletri (radioattivi) negli armadi.
In Italia le centrali nucleari attive tra il 1964 e il 1990 sono state quattro: Latina, Sessa Aurunca (denominata Garigliano), Trino e Caorso (più una in costruzione a Montalto di Castro).
Le centrali del Garigliano e di Caorso erano di tipo BWR (reattore ad acqua bollente), quella di Trino era PWR (reattore ad acqua pressurizzata, utilizzato pure a Three Mile Island), mentre quella di Latina era tipo Magnox, vale a dire con reattori di II generazione.
Passo ora a un riepilogo cronologico degli incidenti "significativi" del nucleare italiano:

1964 Garigliano. Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.

1967 Trino Vercellese. Fessurazione di una guaina d'acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.

1969 Garigliano. Sette arresti alla centrale per guasti.

1969 Latina. Arresto alla centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione.

1978 Caorso. Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 maggio 1978) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.

In mezzo a questi incidenti c'è posto pure per una "Chernobyl" italiana, che silenziosamente ha portato picchi di mortalità per tumore e malformazioni genetiche, oltre alla contaminazione di animali e terreni.
E' la centrale nucleare del Garigliano, situata a Sessa Aurunca (Caserta), attiva dal 1964 e chiusa definitivamente nel 1982 dopo numerosi inconvenienti e guasti.
Da una lettera di un tecnico dell' Enea e due colleghi datata 1983 che doveva circolare solo nelle strutture preposte, si faceva riferimento alla necessità di considerare con attenzione lo stato di salute di quei 1700 Km2 di mare compresi tra il Volturno ed il Circeo e nei quali si sarebbe nel frattempo registrato un preoccupante livello di contaminazione da Cesio-137 e Cobalto-60 tale da riconsiderare rischi per la balneazione, d'inquinamento dei fondali e la sospetta tossicità dei prodotti ittici.
In un'inchiesta del 1981 sulle malformazioni congenite nei vitelli allevati in zone contigue la centrale, si registra un'intensificazione delle malformazioni genetiche, con casi di ermafroditismo e anchilosi dal 1964/65 (proprio all'apertura dell'impianto).
Per passare agli effetti accertati nell'uomo, dall'Usl-Latina 6 di Formia si scopre il dato delle malformazioni genetiche sui neonati al 19,57% nel 1984, con casi di ciclopismo e bambini anencefali, mentre l'Istat registra nel periodo 1972-78 una mortalità per tumore e leucemia nella piana del Garigliano sul 44,48% contro la media nazionale di poco sopra al 7%.
Dati che anche soltanto per il passato certificano la contaminazione radioattiva della piana del Garigliano, ma non possono appurare quanto ancora la centrale in dismissione ha emesso radiazioni dalla sua chiusura fino ad oggi.
Guardando al passato (al nostro passato), quindi, c'è poco da stare tranquilli, guardando fuori dal nostro giardino domestico invece è davanti ai nostri occhi la potenziale catastrofe di Fukushima.
Resta a noi scegliere se puntare alle energie rinnovabili conciliate con risparmio energetico e una certa "sobrietà" sostenibile, oppure se rimanere abbagliati dalle chiacchiere dei nostri governanti pronti a spacciarci il nucleare (tra l'altro di una "generazione" ancora allo stato di prototipo) come la soluzione di tutti i problemi e come un'energia "pulita" (sigh), con l'alto rischio di provare sulla nostra pelle questa pericolosa scelta.






lunedì 14 marzo 2011

"Il cacciatore di nazisti. Vita di Simon Wiesenthal" di Alan Levy


Un libro che consiglio di leggere insieme a "La banalità del male" di Hannah Arendt. Un binomio di letture che porta il lettore nelle storie e nella mente di una serie di nazisti e che insinua il dubbio e la realtà che "loro" erano persone come noi, e che se una tragedia del genere è accaduta allora può ripetersi, come ammoniva Primo Levi.
Dopo aver raccontato la storia del "primo capitolo" della vita di Simon Wiesenthal, con le vessazioni e la deportazione in quanto ebreo, il libro intreccia la vita di Simon con quella dei principali criminali nazisti a cui diede la caccia fino alla sua morte.
Attraverso il racconto della loro vita, prima, durante e dopo la guerra, si scopre la complicità nelle atrocità di alcuni, la bieca obbedienza di altri, il "guardare dall'altra parte"di altri ancora.
Dalla "contabilità dello sterminio" di Eichmann, agli "esperimenti scientifici" di Mengele, soprannominato l'"Angelo di Auschwitz", passando per la progressiva accettazione dei massacri, da parte di Fritz Stangl, comandante di Treblinka.
Accanto alla narrazione di queste vite, che fino all'incontro con il nazismo possono essere paragonate alle nostre, c'è quella di persone come Kurt Waldheim e Bruno Kreisky, che, da componenti dell'esercito nazista "guardarono dall'altra parte", e mantenendo i loro scheletri nell'armadio divennero, il primo Segretario dell'Onu, e il secondo, Cancelliere nell'Austria del dopoguerra.