lunedì 14 marzo 2011

"Il cacciatore di nazisti. Vita di Simon Wiesenthal" di Alan Levy


Un libro che consiglio di leggere insieme a "La banalità del male" di Hannah Arendt. Un binomio di letture che porta il lettore nelle storie e nella mente di una serie di nazisti e che insinua il dubbio e la realtà che "loro" erano persone come noi, e che se una tragedia del genere è accaduta allora può ripetersi, come ammoniva Primo Levi.
Dopo aver raccontato la storia del "primo capitolo" della vita di Simon Wiesenthal, con le vessazioni e la deportazione in quanto ebreo, il libro intreccia la vita di Simon con quella dei principali criminali nazisti a cui diede la caccia fino alla sua morte.
Attraverso il racconto della loro vita, prima, durante e dopo la guerra, si scopre la complicità nelle atrocità di alcuni, la bieca obbedienza di altri, il "guardare dall'altra parte"di altri ancora.
Dalla "contabilità dello sterminio" di Eichmann, agli "esperimenti scientifici" di Mengele, soprannominato l'"Angelo di Auschwitz", passando per la progressiva accettazione dei massacri, da parte di Fritz Stangl, comandante di Treblinka.
Accanto alla narrazione di queste vite, che fino all'incontro con il nazismo possono essere paragonate alle nostre, c'è quella di persone come Kurt Waldheim e Bruno Kreisky, che, da componenti dell'esercito nazista "guardarono dall'altra parte", e mantenendo i loro scheletri nell'armadio divennero, il primo Segretario dell'Onu, e il secondo, Cancelliere nell'Austria del dopoguerra.

Nessun commento:

Posta un commento