Attraverso l'Art.8 il governo Berlusconi permise le deroghe al contratto nazionale di lavoro permettendo alle singole aziende di fare sostanzialmente carta straccia di diritti conquistati in decenni di lotte, sia a livello di orari, inquadramento, ricorso alla somministrazione e altri aspetti.La manomissione dell'Art.18 è invece opera del Ministro "tecnico" del Lavoro Fornero, con la quale praticamente si cancella il reintegro obbligatorio del lavoratore in seguito a un licenziamento senza giusta causa, e porta lo stesso lavoratore estremamente ricattabile fornendo al datore di lavoro la possibilità di "scremare" la forza lavoro pure da eventuali "indesiderati".
Due quesiti referendari che possono fare da argine a una lotta di classe "al contrario" che la classe dominante sta combattendo (e prevalendo) negli ultimi decenni, con il risultato di contrarre i salari, restringere il campo dei diritti dei lavoratori e precarizzare sempre di più il mondo del lavoro oltre a dividere tra loro gli stessi operai in mille e mille diversi contratti precari.
Una possibilità importante per lottare e consapevolizzare i lavoratori a resistere a una crisi di sistema che non si risolve con il "teorema dei sacrifici" di Monti, ma da cui si deve uscire a sinistra.
Un fronte di lotta che non si deve limitare a questa raccolta firme e alla successiva propaganda referendaria, ma proseguire se possibile in tutte le lotte che ci oppongono alla visione liberista creando un soggetto unitario anche a livello politico, per non lasciare un vuoto a sinistra di un Pd ormai attestato su posizioni centriste e compromesso con il governo Monti.
La crisi del sistema capitalista, prima che finanziario, la deve pagare chi l'ha provocata, vale a dire banchieri, speculatori e capitalisti, dopo anni di eliminazione di diritti della classe lavoratrice.