domenica 21 ottobre 2012

Referendum Lavoro, possibilità per fermare la demolizione dei diritti dei lavoratori

Si è aperta la campagna referendaria promossa da un Comitato composto a livello nazionale da Federazione della Sinistra, Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori, Verdi, Fiom-Cgil, Lavoro Società-Cgil, Alba, per abrogare l'Art.8 e ripristinare l'Art.18, vale a dire due colpi devastanti sferrati ai diritti dei lavoratori dal precedente governo Berlusconi e dall'attuale esecutivo Monti.
Attraverso l'Art.8 il governo Berlusconi permise le deroghe al contratto nazionale di lavoro permettendo alle singole aziende di fare sostanzialmente carta straccia di diritti conquistati in decenni di lotte, sia a livello di orari, inquadramento, ricorso alla somministrazione e altri aspetti.
La manomissione dell'Art.18 è invece opera del Ministro "tecnico" del Lavoro Fornero, con la quale praticamente si cancella il reintegro obbligatorio del lavoratore in seguito a un licenziamento senza giusta causa, e porta lo stesso lavoratore estremamente ricattabile fornendo al datore di lavoro la possibilità di "scremare" la forza lavoro pure da eventuali "indesiderati".

Due quesiti referendari che possono fare da argine a una lotta di classe "al contrario" che la classe dominante sta combattendo (e prevalendo) negli ultimi decenni, con il risultato di contrarre i salari, restringere il campo dei diritti dei lavoratori e precarizzare sempre di più il mondo del lavoro oltre a dividere tra loro gli stessi operai in mille e mille diversi contratti precari.
Una possibilità importante per lottare e consapevolizzare i lavoratori a resistere a una crisi di sistema che non si risolve con il "teorema dei sacrifici" di Monti, ma da cui si deve uscire a sinistra.

Un fronte di lotta che non si deve limitare a questa raccolta firme e alla successiva propaganda referendaria, ma proseguire se possibile in tutte le lotte che ci oppongono alla visione liberista creando un soggetto unitario anche a livello politico, per non lasciare un vuoto a sinistra di un Pd ormai attestato su posizioni centriste e compromesso con il governo Monti.
La crisi del sistema capitalista, prima che finanziario, la deve pagare chi l'ha provocata, vale a dire banchieri, speculatori e capitalisti, dopo anni di eliminazione di diritti della classe lavoratrice.

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