martedì 8 novembre 2011

Governo a quota 308. "Tu quoque, Brute, fili mi!" Berlusconi al Quirinale.


Martedì 8 Novembre il governo viene "virtualmente" battuto sul rendiconto economico, dopo avere perso altri "pezzi" nei giorni precedenti.
Raggiunge quota 308 approvando il documento, ma con 321 non votanti e un astenuto.
Ormai il re è nudo, abbandonato pure dalla "showgirl" Carlucci, e se pure un deputato PdL che avrebbe votato "Sì" preferisce andare in bagno piuttosto che salvare Berlusconi (probabilmente una scusa per cercare di non essere incluso nella lista dei "traditori") significa proprio che i "topi" (o le "tope" per non discriminare) stanno abbandonando la nave che affonda.
Ora resterà da capire se il piduista rimarrà paranoicamente avvinghiato alla sua cadrega, come Nerone che osservava Roma bruciare, o se per una volta interverrà (finalmente) il Presidente Napolitano staccando la spina a questa agonia dell'Italia.
Naturalmente la conseguenza non dovranno essere governi "tecnici" inciuciati ma elezioni subito, anche se Ue e Bce vorranno qualcuno che applichi la loro ricetta di "lacrime e sangue" e che scarichi la loro crisi sulle classi lavoratrici.
Nella speranza di una Sinistra vera e di comunisti che facciano opposizione, respingano il debito al mittente e lottino tra la gente, rifiutando di governare con chi sta dalla parte delle banche e degli industriali per prendere il posto in Parlamento.




sabato 25 giugno 2011

"Dallo scudetto ad Auschwitz" di Matteo Marani (Aliberti, 2007)




Arpad Weisz. Sicuramente alla maggior parte, anche tra i più preparati appassionati di calcio, questo nome non dirà niente.
Il giornalista sportivo Matteo Marani (Guerin Sportivo) dopo aver tolto polvere da numerosi archivi e raccolto testimonianze, ci porta all'interno della storia appassionante prima e tragica poi, di uno degli allenatori (se non l'allenatore) più innovativi e vincenti della sua epoca, ma sepolto da settant'anni di oblìo.
Una vita, la sua e quella della moglie Elena e dei figli Roberto e Clara, fatta (proprio come una partita) di un primo tempo e di un secondo tempo.
Il primo tempo dell'allenatore ebreo di origini ungheresi, fatto di vittorie e gioie, dello scudetto all'Inter nel 29/30 e i due con il Bologna targati 35/36 e 36/37. Allenatore del leggendario Bologna che "tremare il mondo fa" e che riuscì a portare all'apoteosi internazionale con la vittoria sui maestri inglesi del Chelsea nella Coppa dell'Esposizione (una specie di Champions League dell'epoca) a Parigi nel 1937.
Un tragico e angoscioso secondo tempo che si apre con l'emigrazione dall'Italia dopo l'entrata in vigore delle vergognose leggi razziali nel 1938 e che conduce la famiglia Weisz prima in Francia e poi in Olanda. Quì l'allenatore trova un'ingaggio nella primavera del '39 nel Dordrecht Fc, piccola squadra invischiata nei bassifondi dell'allora ancora semi-dilettantistico campionato olandese di prima divisione.
Grazie alla sua grande esperienza e preparazione, Arpad Weisz riesce in quello scorcio di stagione a portare il club a una insperata salvezza, mentre nelle due successive riesce nell'impresa irripetuta di classificare il Dordrecht Fc al quinto posto.
A questo punto inizia invece il calvario di Arpad e della sua famiglia.
Nel settembre '41, con le truppe naziste già forza di occupazione in Olanda, in quanto ebreo gli viene vietato di continuare ad allenare, e mentre tutte le libertà personali lentamente continuano ad assottigliarsi, si avvicina la fine.
La mattina 2 agosto 1942, nella loro casa di Dordrecht, i Weisz vengono svegliati di soprassalto dagli uomini della Gestapo che li trasferiscono nel campo di raccolta di Westerbork, anticamera di Auschwitz.
Infatti, dopo pochi mesi, il 2 ottobre, la famiglia viene caricata su un convoglio diretto al campo di sterminio polacco. Per la moglie Elena e i figli Roberto e Clara il tragico epilogo è immediato, con la via delle camere a gas, mentre Arpad, ormai privo di ogni spirito di vita riuscirà a sopravvivere alle vessazioni e agli stenti grazie al suo fisico di sportivo fino al 31 gennaio 1944.
Poi, anche per lui arriverà finalmente il sospirato triplice fischio finale, su una vita straordinaria e al tempo stesso drammatica, travolta nel vortice dell'immane crudeltà e atrocità di cui l'uomo può essere capace.

mercoledì 16 marzo 2011

E nonostante la possibile nuova Chernobyl, l'Italia del profitto "atomico" va avanti (da sola).

E proprio a meno di due mesi dal referendum abrogativo contro l'utilizzo del nucleare come fonte di energia, la questione nucleare torna drammaticamente allo scoperto. A causa delle conseguenze di un terremoto (suo malgrado "storico" quanto a intensità) associato a uno tsunami, la centrale nucleare giapponese di Fukushima do ormai sei giorni in uno stato di emergenza sempre maggiore, tanto da portare l'incedente nucleare a livello 6 su una scala di 7 (dove 1 sta per "Anomalia" e 7 sta per "Incidente catastrofico", raggiunta solo da Chernobyl nel 1986).
Dei sei reattori, i tre attivi al momento del maremoto hanno subito danni molto gravi, e in seguito a esplosioni e incendi dei giorni successivi, hanno probabilmente iniziato il processo di fusione del nocciolo (senza dimenticare le nubi rilasciate in questi giorni).
E mentre in tutto il mondo lo shock dell'incidente portava molte nazioni a recedere, o quantomeno rivedere, i loro progetti di impiego del nucleare (in primis la Germania che chiude due impianti "vecchi" e la Svizzera che blocca i nuovi progetti), l'Italia tramite le parole di Berlusconi, Romani e Prestigiacomo prosegue candidamente sulla sua strada come se in Giappone nulla fosse successo.
Supportati dal ripudiato Chicco Testa (passato dall'antinuclearismo in Legambiente al pronucleare alla testa dell'Enel), i governanti italiani spingono "avanti tutta", ben sapendo che con i 3/4 miliardi di euro della costruzione (più il decommissioning) girerebbero molti interessi, e rifacendoci ai termovalorizzatori (alias inceneritori) e alle losche imprese che vi ruotano attorno, si può soltanto immaginare quanto mafia e affarismo siano allettati dalla "torta".
Dalla costruzione, alla gestione, al decommissioning, fino all'irrisolto (e irrisolvibile) problema della scorie finirebbero nelle mani di chi gestisce abitualmente i grandi appalti pubblici, e dato che stiamo parlando pure di rifiuti radioattivi per migliaia di anni, la situazione diventa tragica.
A questo punto mi pare opportuno collegare il futuro (sperando che con il voto del 29 maggio rimanga solo un brutto sogno) al passato "nucleare" italiano, durato dagli anni Sessanta fino al referendum del 1986, con tutti i suoi scheletri (radioattivi) negli armadi.
In Italia le centrali nucleari attive tra il 1964 e il 1990 sono state quattro: Latina, Sessa Aurunca (denominata Garigliano), Trino e Caorso (più una in costruzione a Montalto di Castro).
Le centrali del Garigliano e di Caorso erano di tipo BWR (reattore ad acqua bollente), quella di Trino era PWR (reattore ad acqua pressurizzata, utilizzato pure a Three Mile Island), mentre quella di Latina era tipo Magnox, vale a dire con reattori di II generazione.
Passo ora a un riepilogo cronologico degli incidenti "significativi" del nucleare italiano:

1964 Garigliano. Guasto al sistema di spegnimento di emergenza del reattore. Si è andati vicino alla catastrofe.

1967 Trino Vercellese. Fessurazione di una guaina d'acciaio di una barra di combustibile con conseguente chiusura della centrale per 3 anni. Per buona parte di questo tempo la centrale ha scaricato nelle acque del Po trizio radioattivo.

1969 Garigliano. Sette arresti alla centrale per guasti.

1969 Latina. Arresto alla centrale di Latina per mancanza di alimentazione alla strumentazione.

1978 Caorso. Il giorno del collegamento della centrale con la rete elettrica (26 maggio 1978) si sono avute fughe limitate nel reparto turbine. Ci sono valvole che non tengono, strutture portanti, come i tiranti che sostengono i tubi del gas radioattivo, mal progettati con calcoli sbagliati.

In mezzo a questi incidenti c'è posto pure per una "Chernobyl" italiana, che silenziosamente ha portato picchi di mortalità per tumore e malformazioni genetiche, oltre alla contaminazione di animali e terreni.
E' la centrale nucleare del Garigliano, situata a Sessa Aurunca (Caserta), attiva dal 1964 e chiusa definitivamente nel 1982 dopo numerosi inconvenienti e guasti.
Da una lettera di un tecnico dell' Enea e due colleghi datata 1983 che doveva circolare solo nelle strutture preposte, si faceva riferimento alla necessità di considerare con attenzione lo stato di salute di quei 1700 Km2 di mare compresi tra il Volturno ed il Circeo e nei quali si sarebbe nel frattempo registrato un preoccupante livello di contaminazione da Cesio-137 e Cobalto-60 tale da riconsiderare rischi per la balneazione, d'inquinamento dei fondali e la sospetta tossicità dei prodotti ittici.
In un'inchiesta del 1981 sulle malformazioni congenite nei vitelli allevati in zone contigue la centrale, si registra un'intensificazione delle malformazioni genetiche, con casi di ermafroditismo e anchilosi dal 1964/65 (proprio all'apertura dell'impianto).
Per passare agli effetti accertati nell'uomo, dall'Usl-Latina 6 di Formia si scopre il dato delle malformazioni genetiche sui neonati al 19,57% nel 1984, con casi di ciclopismo e bambini anencefali, mentre l'Istat registra nel periodo 1972-78 una mortalità per tumore e leucemia nella piana del Garigliano sul 44,48% contro la media nazionale di poco sopra al 7%.
Dati che anche soltanto per il passato certificano la contaminazione radioattiva della piana del Garigliano, ma non possono appurare quanto ancora la centrale in dismissione ha emesso radiazioni dalla sua chiusura fino ad oggi.
Guardando al passato (al nostro passato), quindi, c'è poco da stare tranquilli, guardando fuori dal nostro giardino domestico invece è davanti ai nostri occhi la potenziale catastrofe di Fukushima.
Resta a noi scegliere se puntare alle energie rinnovabili conciliate con risparmio energetico e una certa "sobrietà" sostenibile, oppure se rimanere abbagliati dalle chiacchiere dei nostri governanti pronti a spacciarci il nucleare (tra l'altro di una "generazione" ancora allo stato di prototipo) come la soluzione di tutti i problemi e come un'energia "pulita" (sigh), con l'alto rischio di provare sulla nostra pelle questa pericolosa scelta.






lunedì 14 marzo 2011

"Il cacciatore di nazisti. Vita di Simon Wiesenthal" di Alan Levy


Un libro che consiglio di leggere insieme a "La banalità del male" di Hannah Arendt. Un binomio di letture che porta il lettore nelle storie e nella mente di una serie di nazisti e che insinua il dubbio e la realtà che "loro" erano persone come noi, e che se una tragedia del genere è accaduta allora può ripetersi, come ammoniva Primo Levi.
Dopo aver raccontato la storia del "primo capitolo" della vita di Simon Wiesenthal, con le vessazioni e la deportazione in quanto ebreo, il libro intreccia la vita di Simon con quella dei principali criminali nazisti a cui diede la caccia fino alla sua morte.
Attraverso il racconto della loro vita, prima, durante e dopo la guerra, si scopre la complicità nelle atrocità di alcuni, la bieca obbedienza di altri, il "guardare dall'altra parte"di altri ancora.
Dalla "contabilità dello sterminio" di Eichmann, agli "esperimenti scientifici" di Mengele, soprannominato l'"Angelo di Auschwitz", passando per la progressiva accettazione dei massacri, da parte di Fritz Stangl, comandante di Treblinka.
Accanto alla narrazione di queste vite, che fino all'incontro con il nazismo possono essere paragonate alle nostre, c'è quella di persone come Kurt Waldheim e Bruno Kreisky, che, da componenti dell'esercito nazista "guardarono dall'altra parte", e mantenendo i loro scheletri nell'armadio divennero, il primo Segretario dell'Onu, e il secondo, Cancelliere nell'Austria del dopoguerra.