Alla fine il “dittatoriale” Marchionne non ce l’ha fatta. Nel clamoroso referendum sull’accordo dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, nel quale veniva palesemente fatta tabula rasa di diritti costituzionali e dello Statuto dei Lavoratori, il 22 giugno il fronte del No ha raggiunto quota 36% trovando spiazzata la dirigenza torinese.
I lavoratori che hanno votato senza lasciarsi intimidire dagli scagnozzi Fiat o convincere dagli scodinzolii di Cisl e Uil hanno dato un segnale forte (confortato anche dalla solidarietà degli operai polacchi) : “I diritti non si toccano, siamo lavoratori con dignità e non schiavi!”.
Nonostante gli pseudo-sindacalisti Cisl-Uil si dicano soddisfatti della decisione della Fiat di proseguire la produzione nel sito campano (cè da dire fino a quando, e in che condizioni di trattamento, vedi ferie, malattie e straordinari…), l’azienda torinese ha “lavorato” di repressione per cominciare a “pulire” l’azienda da delegati scomodi. In poche settimane sono già 5 i delegati sindacali a cui è arrivata la “lettera”. Pino Capozzi, delegato Fiom di Mirafiori cacciato per “uso sindacale dell’e-mail aziendale”, aveva inviato mail contenenti la lettera di solidarietà degli operai Fiat polacchi, altri tre operai di Melfi licenziati per “aver ostacolato un carrello robotizzato durante un corteo interno” (in parole povere cercavano legittimamente di bloccare completamente la produzione durante lo sciopero), e l’ultimo caso è quello di un operaio dei Cobas “accusato” di aver partecipato al presidio davanti al sito di Pomigliano.
Naturalmente, se dalla Fiom e dai Sindacadi di base arrivano attestati di solidarietà e intenti di lotta per contrastare la repressione brutale messa in atto dalla dirigenza Fiat, dal Pd si lanciano non precisati appelli “al dialogo”. Che dialgo ci può essere con chi fa pagare la crisi ai lavoratori e per di più se questi accennano a difendere dei loro sacrosanti diritti li mette al muro? Va soltanto fatto un rongraziamento alla lotta in cui si stanno spendendo i sindacalisti Fiom e di Base, nel momento in cui i soliti Cisl e Uil pensano ad assicurarsi le “briciole” del dobermann Marchionne sulla pelle degli operai.
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